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Peter Benenson, fondatore di Amnesty International

Peter Benenson

Peter Solomon (Peter Benenson) avvocato e attivista per i diritti umani. Nato a Londra il 31 Luglio 1921. I Benenson erano una famiglia Ebreo-Russa; il nonno materno era un banchiere e fece fortuna con il petrolio ai tempi dello zar. Questi, con la propria famiglia, lasciò la Russia durante la Rivoluzione per trasferirsi a Londra. Lì la figlia dei Benenson, Flora Benenson Solomon, conobbe Harold, colonnello dell’esercito britannico, e dal loro matrimonio nacque Peter Benenson. Orfano di padre all’età di nove anni, Peter, allevato dalla madre, ebbe come insegnante privato il poeta W.H. Auden e successivamente frequentò i college di Eton e Oxford dove si laureò in Storia.

A 15 anni, l’innato idealismo di Peter cominciò ad emergere: si impegnò ad aiutare dei bambini ebrei- tedeschi in fuga dalla Germania Nazista e degli orfani della guerra civile spagnola.

Nel 1939 il nonno morì e per rispettare le sue volontà assunse il suo cognome. Cercò di arruolarsi nella marina ma non ci riuscì per via del suo cognome russo, così entrò nell’esercito come volontario non combattente lavorando nell'ufficio stampa del Ministero dell'Informazione ad Oxford, dove conobbe e sposò sua moglie, Margaret Anderson. Aspettando poi il congedo, che avvenne nel 1947, si laureò in legge e lasciò la British Army per esercitare la professione legale. Incaricato dai sindacati inglesi, lavorò, quindi, in Spagna in difesa di alcuni sindacalisti sotto processo durante il regime di Francisco Franco riuscendo a farli assolvere.

Grazie a questo tipo di azioni, Benenson cominciò ad acquisire una fama internazionale. A Cipro aiutò e avvisò gli avvocati greco-ciprioti, i cui clienti erano rimasti imbrigliati nella maglie del sistema giudiziario britannico. Riuscì a mettere insieme avvocati laburisti, liberali e conservatori e a far mandare osservatori in Ungheria durante gli eventi del 1956 e i conseguenti processi del 1956 e anche in Sudafrica, dove un più grande processo di tradimento doveva aver luogo. Il successo relativo a questi due schemi di azione portò alla formazione di Justice, un'iniziativa simile ad Amnesty International, che raggiunse diversi risultati nella difesa del ruolo della legge per oltre tre decenni.

Nel 1958 si recò in Italia, per la convalescenza da una malattia che lo aveva colpito. Nello stesso anno si convertì al cattolicesimo.

Come lui stesso riferì: "Fu nel 1960 che questi pensieri cominciarono a farsi strada nella mia mente, durante l'Anno mondiale per i rifugiati, che fu indetto per cercare di svuotare i vari campi per rifugiati presenti in tutta Europa. Fu uno successo straordinario. Questo mi fece venire in mente che forse avremmo dovuto avere un'altra iniziativa simile per cercare di svuotare i campi di concentramento".

Amnesty International è nata quando, leggendo il giornale nella metropolitana, Peter lesse la notizia della condanna a sette anni di reclusione per due studenti portoghesi, colpevoli di aver fatto, in un bar di Lisbona, un brindisi augurale in nome della libertà, in riferimento all'indipendenza dell'impero coloniale portoghese, durante il periodo del regime dittatoriale di Antonio de Oliveira Salazar

Il suo primo impulso sarebbe stato quello di illuminare Trafalgar Square e di protestare davanti all’ambasciata Portoghese. Decise, invece, di scrivere una lettera all'editore del giornale The Observer, David Astor, che il 28 maggio del 1961 decise di pubblicarla accanto ad un articolo intitolato "I prigionieri dimenticati" ("The forgotten prisoners"). Nella missiva, Benenson chiedeva ai lettori di scrivere a loro volta lettere a sostegno degli studenti imprigionati e di altri prigionieri di coscienza. La reazione fu talmente vasta che ben presto gruppi di autori di lettere a sostegno della causa dei due giovani portoghesi vennero costituiti in una dozzina di paesi.'adesione entusiasta di migliaia di persone convinse Benenson a trasformare quella campagna in ciò che sarebbe divenuto il più importante movimento globale di attiviste e attivisti per i diritti umani, impegnati a denunciare le ingiustizie dei governi, esprimere solidarietà e dare speranza alle vittime: un'organizzazione oggi presente in oltre 150 paesi, con 2 milioni e 800.000 soci.

Lo ricorderemo con le parole pronunciate in occasione dei 25 anni di Amnesty International, una sorta di testamento spirituale tradotto in decine di lingue: "Questa candela non brucia per noi, ma per tutte quelle persone che non siamo riusciti a salvare dalla prigione, che sono state uccise, torturate, rapite, o sono scomparse. Per loro brucia la candela di Amnesty International". Peter Benenson credeva nel potere delle persone comuni di determinare cambiamenti: creando Amnesty International ha dato a ciascuno di noi l'opportunità di fare la differenza nella difesa dei diritti umani in tutto il mondo.